Miraggio Sotto l’Ombrellone

L’estate porta fantasie e turbamenti più di qualsiasi altro periodo dell’anno. Il corpo si scopre e la mente si apre a nuove esperienze.

Questo è un racconto che scrissi circa quattro anni fa e che ora desidero condividere con voi. Attraverso gli occhi, possono passare le emozioni più forti, coinvolgendoci in un gioco con noi stessi capace di farci raggiungere l’apice del piacere.

“Ho sempre avuto l’abitudine di arrivare presto in spiaggia, mi piacciono le prime ore del mattino, quando il sole non è ancora alto e la battigia è in penombra, con la sabbia ancora liscia e compatta. È il momento migliore per dedicarsi alla lettura di un buon libro e rilassarsi in pace, senza troppa gente intorno.

Quella mattina avanzavo muovendo sicura i passi sulla passerella di legno che si inseriva in mezzo alle file numerate di ombrelloni e lettini dai diversi colori, nonostante gli zoccoli tacco dodici, impreziositi con una fila di Swarovski, quelli veri, non volgari schegge di vetro.

Il pareo nero avvolgeva morbido i miei fianchi, mentre il decolté faceva bella mostra di sé, messo in risalto dal pezzo superiore del costume, con coppa arrotondata di tipo push up, anch’esso nero. Le mie forme morbide nei punti giusti, toniche e perfette, risultato di ore e ore di allenamenti mirati in palestra e di una dieta a base di prodotti biologici, ondeggiavano sinuose mentre mi dirigevo verso la mia postazione, a metà della prima fila. Camminando lentamente, lanciavo sguardi distratti al mare dall’alto dei miei occhiali da sole Gucci, stile anni ’70, grandi abbastanza da coprirmi un terzo del volto.

Lo so, quando vado fuori, indipendentemente da quale possa essere la meta, sembro sempre uscita da una rivista di moda, ma mi piace apparire, indossare gli accessori giusti mi fa sentire bene con me stessa; attirare gli sguardi ammirati o invidiosi degli altri mi riempie di orgoglio. È anche per questo che al mattino mi alzo sempre almeno due ore prima di uscire e mi metto al lavoro davanti allo specchio e all’armadio. Raccolgo i capelli sulla nuca per espormi al sole e li vaporizzo con l’olio protettivo, in modo da dargli un effetto bagnato, che mi conferisce un espressione un po’ dura, ma di classe. Inoltre non tralascio il trucco, nemmeno per andare in spiaggia, stendendo un leggero velo di fondo tinta con filtro solare, mentre non potrei mai uscire senza il caratteristico strato di mascara nero e il mio rossetto rosso corallo, sempre della stessa gradazione, come un marchio di fabbrica che mi caratterizza.

Con i movimenti al rallentatore, come al solito, posai la borsa vicino alla sdraio e mi stesi, mentre il bagnino si affrettava ad aprire il mio ombrellone, salutandomi con modi ossequiosi. Non mi sfuggirono i suoi sguardi ammirati, sono sempre gradevole da guardare per qualsiasi maschio eterosessuale e il mio corpo non ha nulla da invidiare a quello di una ventenne, anche se io quell’età l’ho superata da un pezzo.

Avevo 43 anni e possedevo i pregi di tutte le generazioni: l’energia dei vent’anni, la bellezza dei trenta e l’eleganza e sofisticatezza dei cinquanta. Del mio decennio avevo la passione che mi rendeva un’amante impareggiabile, accogliente e seducente, pronta a soddisfare le aspettative di ogni tipo di amante. Ero sposata da quasi vent’anni con lo stesso uomo, ma mentre lui mi pagava il soggiorno al mare per tutto agosto, in modo da potersi concedere le scappatelle con qualche squallida stagista, io non perdevo l’occasione di guardarmi attorno e servirmi dell’esponente più appetitoso che attirasse la mia attenzione.

Il sesso è l’unico tipo di dolce che mi concedo e, al contrario di panna e cioccolato, aiuta a mantenersi in forma.

La sola regola che mi sono imposta negli anni, facendo tesoro delle esperienze fatte, è: mai più di tre volte con lo stesso partner. Gestire un marito e un amante diventa, a lungo andare, stancante e, dopo il terzo appuntamento, anche il più interessante degli uomini diventa insistente e scodinzolante come un cane. No, meglio l’avventura di una o due notti e poi tanti saluti, molto più proibito ed eccitante.

Una scoperta sempre nuova della sessualità.

Con movimenti delicati, mi spalmai la lozione solare, facendo scorrere lentamente le dita sulla pelle morbida che curo sempre con olii e creme idratanti per mantenerla elastica e vellutata. Scelgo sempre un fattore di protezione molto alto, trovo volgare un colorito troppo pronunciato, meglio una calda tonalità appena accentuata, giusto per smorzare il pallore invernale.

Tirava vento quel giorno e la spiaggia era semi deserta, a eccezione di alcuni gruppi di ragazzi impegnati in diversi giochi. La mia attenzione venne catturata da un giovane dalla pelle imbrunita dal sole e i capelli e gli occhi neri. Stava giocando con due amici a calcio nell’acqua bassa ed era grondante quando avanzò davanti a me per recuperare la palla sfuggita al loro controllo. I pettorali resi lucidi dall’acqua erano ben pronunciati e i capelli, un po’ troppo lunghi sulla fronte e sul collo per i miei gusti, si appiccicavano in modo molto sensuale al suo bel viso. Ma la cosa che mi colpì maggiormente fu la bocca, con labbra così carnose da suscitare in me il desiderio di morderle. Non ero certa arrivasse a vent’anni, forse non era nemmeno maggiorenne, ma il suo corpo era decisamente ben sviluppato.

Anche lui guardò nella mia direzione, mentre la sua schiena era ancora piegata per raccogliere la palla, facendo bella mostra dei muscoli che si tiravano, e mi guardò di sottecchi con quegli intensi occhi da letto.

Capii subito che ciò che aveva visto gli gustava, perché un largo sorriso comparve sul suo volto, scoprendo una candita dentatura che, in contrasto con la pelle scura, brillò come una fila di preziose perle.

Provai un brivido giù per la schiena mentre, avendo gli occhi celati dietro le lenti scure, incrociavo il suo sguardo. Mi morsi un angolo del labbro inferiore, esponendo anch’io parte dei miei denti allineati e bianchissimi contro quel soffice cuscinetto rosso.

La scena che seguì davanti ai miei occhi fu la più prevedibile che ci si sarebbe potuti aspettare da quel genere di situazione. Ringalluzzito dalla convinzione di avere su di sé il mio sguardo, il giovane iniziò a esibirsi in mille evoluzioni con il pallone, facendo rovesciate e capriole in aria che lo portavano a ricadere nell’acqua tra spruzzi e risate. Un siparietto veramente piacevole da osservare, un’esplosione di giovinezza e gioia di vivere. Il suo viso assumeva molteplici espressioni, da cartolina, facendo nascere in me ogni tipo di fantasia.

A ogni caduta, si voltava dalla mia parte per assicurarsi che lo stessi osservando. Io cercavo di rimanere impassibile e, continuando ad indossare i larghi occhiali da sole, riuscivo a celare il mio interesse. Per quanto ne sapesse, avrei potuto essere addormentata, anche se in realtà tutti i miei sensi erano ben all’erta. Guardando i muscoli del collo di quel fisico abbronzato, che si tiravano fino al parossismo, sentii un brivido in tutto il corpo e un formicolio al pube. Sorrisi divertita, io che potevo avere qualsiasi uomo, abituata ad amplessi focosi con amanti esperti, mi bagnavo davanti al miraggio del corpo di un ragazzino sulla spiaggia.

I miei capezzoli erano ritti e turgidi, mentre mi sentivo bollente, non per il sole che, cominciando a far sentire il suo calore, accarezzava la mia pelle, ma per le fantasie che stavano fermentando nella mia mente.

Immaginavo il mio corpo asciutto sovrastato dal suo, bagnato e sporco di sabbia. Un abbraccio rude e violento, con le sue mani aperte che pressavano sulle mie natiche, mentre la sua gamba si infilava in mezzo alle mie, sfregando contro la mia vulva umida. Sentire il suo membro d’acciaio premere contro la coscia era una sensazione quasi reale.

Guardavo le sue forme maschili avvolte da quel pantaloncino di lycra nera che lo fasciava alla perfezione, rivelando tutto ciò che c’era da vedere, mentre l’idea del suo corpo su di me continuava a riempire la mia mente.

Mi sentivo umida e vogliosa, come una cagna in calore ed era proprio così che desideravo mi prendesse, prevaricandomi, sottomettendomi completamente. Volevo che la sua bocca, così sensuale, mangiasse il mio viso in un crescendo di desiderio.

Mi lasciai sfuggire un sospiro, al pensiero di venir scopata in uno di quegli angusti spogliatoi, da tergo, con le mani contro la parete della cabina e la consapevolezza di tutta la gente che stava riempiendo la spiaggia e passava intorno alla nostra alcova. E se il suo cazzo possente e insaziabile, da ventenne, dopo essersi svuotato nel mio ventre, avesse voluto penetrare anche l’altro mio buchino voglioso, mi sarei offerta docilmente a quella piccola perversione che non concedevo a tutti, ma che con il partner giusto mi aveva sempre fatto sentire maggiormente l’orgasmo.

Ero preda del mio corpo in subbuglio, quelle fantasie erano reali e soddisfacenti, tanto che, incrociai le gambe sotto il pareo per aiutare il mio corpo a liberarsi in una scarica di piacere. Erano stati dei piccoli movimenti impercettibili che mi avevano permesso di esercitare la giusta pressione sulla mia parte intima. Mi ero masturbata come una bambina e sentivo il costume intriso del mio umore.

Non considero l’autoerotismo qualcosa di squallido, anzi, trovo che una donna abbia bisogno di un po’ di intimità con sé stessa, ogni tanto; sfogare le proprie fantasie in questo modo rappresenta un doveroso appagamento dell’anima.

Il ragazzo continuava a far sfoggio del proprio corpo, ignaro dell’effetto che avesse provocato sulla mia persona. Io slacciai dalla vita quel leggero lembo di tulle che avrebbe potuto rivelare il segno della mia lussuria e mi avviai verso la doccia, senza voltarmi a controllare se lui mi stesse guardando. Ero sicura che lo stesse facendo, sentivo i suoi occhi fissi su di me. L’acqua gelata avvolse il mio corpo in una frustata rivitalizzante, lavando via la libidine dal mio corpo e dalla mia mente.

Tornai al lettino per recuperare il telo mare e avvolgere il mio corpo nella sua ciniglia morbida, tamponandomi con le mani, continuando a sentire il suo sguardo voglioso su di me. Ma non esitai, raccolsi le mie cose e, indossando l’accappatoio tre quarti sopra al costume bagnato, ritornai verso l’albergo, decidendo che per quel giorno ne avevo avuto abbastanza di sole, sabbia e mare.

Quella sera, dopo cena, sarei uscita come di consueto, più in forma che mai, per recarmi in uno di quei soliti American Bar alla ricerca di compagnia per la notte.

Ero sicura che mi sarei dimostrata particolarmente focosa, pensando al miraggio di quella mattina: il corpo di quello sconosciuto sulla spiaggia che aveva scosso così profondamente la mia libido.”

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Informazioni su calloflife

Sono un'autrice soft erotica tra fantasy e gender short stories. Potete trovare i miei racconti in ebook sulle principali piattaforme digitali.
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