Onda Infinita

Inauguro questa sezione, che conterrà racconti inediti e auto conclusivi, o serie brevi, con il finale di una delle mie storie. Onda d’Amore è stato pubblicato nella collana Senza Sfumature della Delos Digital a gennaio di quest’anno ed è stato apprezzato da chi lo ha letto. Un racconto delicato, soft erotico, con il sentimento in primo piano. Riprendendo la sinossi:

“Un libro sgualcito sugli scaffali di un robivecchi. Una storia d’amore come ce ne sono tante, forse anche banale, ma che unirà le vite, totalmente diverse, di due giovani affamati di vita e d’amore. Aria, umile orfana con più sogni che possibilità e Zeno, ricco e annoiato, intrecceranno le loro esistenze con le righe di quell’Onda d’Amore.

Aria è una diciottenne semplice e matura, lo deve essere per forza perché cresciuta senza famiglia, aiutata dai servizi sociali e con una spada di Damocle su di sé a motivo di una patologia che non sembra lasciarle spazio per un futuro troppo lungo. Un caldo pomeriggio d’estate incontra per caso Zeno, il classico figlio di papà che vuole fare il ribelle con i soldi di famiglia. Se lo trascina dietro come un cagnolino in una libreria antiquaria a spulciare tra vecchi romanzi e la loro storia inizia di getto, con la velocità e l’intensità di una valanga, proprio perché il tempo a loro disposizione è limitato. Ma Zeno è all’oscuro di tutto: un egoismo non da poco da parte di Aria il voler vivere una storia d’amore prima di andarsene. La fine sarà struggente come pare sia quella di “Onda d’Amore”, o c’è ancora un capitolo da scrivere? ”

La vicenda di Aria e Zeno ha avuto una conclusione all’interno dell’e-book, ma spesso ci si chiede cosa succede ai protagonisti delle storie, con il passare del tempo. Avevano diciotto anni, quella passione che li univa avrebbe potuto esaurirsi in qualche anno, oppure…

Io ho voluto fare un salto nel futuro e farmi raccontare come è andata dalla voce della stessa Aria:

ONDA INFINITA

La primavera è esplosa in tutto il suo splendore, ormai fa caldo, da maniche corte e io ho rispolverato i miei adorati abitini a fiori. Mi sento bene avvolta in queste stoffe leggere, i miei gusti non sono affatto cambiati, negli anni.

Anche guidare è un piacere, in una giornata di sole come questa. Imbocco la strada provinciale con la mia scattante utilitaria, ultimo dono da parte del mio uomo. Mi emoziono ancora al solo pensare a lui in questi termini, anche se dovrei dire mio marito; ma la prima formula sembra più assoluta e mi piace. Credo non smetterà mai di viziarmi, anche se questo è stato un regalo un po’ interessato, a detta sua.

Così non dovrai affaticarti sugli autobus con la bambina e tornerai a casa prima, da me! Ha sottolineato, addolcendo lo sguardo davanti al mio stupore per quell’inaspettata novità.

La bambina, già, Gioia. Non avrei potuto darle un nome diverso da questo. Getto lo sguardo allo specchietto retrovisore per sbirciare il mio angelo, che dorme beato sul seggiolino allacciato al sedile posteriore. Una nuvola di capelli biondi, come quelli del padre, ma inanellati, proprio come la mia chioma selvaggia, che sistemo istintivamente con il gesto della mano, non ignorando il brillare degli anelli che sanciscono la nostra unione.

Mi viene da ridere al pensare a noi come a una famiglia borghese, ma, apparentemente, è proprio quello che siamo diventati. Ci siamo conosciuti in una giornata più calda di questa, un torrido pomeriggio estivo. Due diciottenni che non avrebbero avuto nulla a che spartire tra loro, se non si fossero incrociati per caso.

Io non ero una ragazza come le altre: ero cresciuta nella rassegnazione. La mia congenita anomalia cardiaca mi aveva già concesso troppi anni di vita, sentivo lo scorrere dei minuti, come in un crudele conto alla rovescia. Neppure i miei genitori se l’erano sentiti di assistermi, abbandonandomi, subito dopo la nascita; avendo sentito il parere dei medici che non mi davano più di qualche giorno di vita. Eppure, nel calore di una casa famiglia, avevo superato gli anni dell’infanzia, non senza problemi; affrontando un’adolescenza tranquilla, immersa nei libri. Fino a quel giorno, avevo vissuto un’esistenza avventurosa, ma solo attraverso la parola stampata, mai avrei osato sperare in una storia simile a quelle di cui avevo letto. Ma, in un attimo, tutto può cambiare, illudendoti di essere normale.

Sobbalzo al trillo della chiamata in entrata, mentre il display accanto al volante visualizza il nome di chi mi sta cercando, anche se quel controllo è superfluo. So perfettamente chi mi chiama.

Ciao, sto tornando. Dieci minuti e sono a casa” annuncio allegra, dopo aver premuto il tasto del viva voce.

Bene” risponde quella voce profonda che riesce sempre a farmi vibrare a ogni sussurro. “Giornata pesante?”

Non troppo. Piacevole, come sempre.”

E la nostra pulce, come sta?”

La nostra piccola, sì, il frutto del nostro amore. Sono fortunata a fare la maestra d’asilo nella parrocchia dove sono cresciuta, in modo da poterla portare con me al lavoro. Un privilegio unico, che mi permette di non perdere nemmeno un attimo della crescita di nostra figlia.

Dorme” lo informo con tono divertito. “É distrutta. Abbiamo giocato con l’acqua in giardino. Una baraonda che non ti dico. Ma ci siamo divertiti tutti, maestre e bambini.”

Oh, non ne dubito” obbietta con l’intonazione beffarda che ha contribuito a farmi innamorare di lui. “Dovrò gettarvi entrambe nella vasca!”

Rido. L’idea mi diverte ed elettrizza.

Attento, non possiamo lasciarci andare davanti alla bambina” lo avverto, fingendo un tono severo.

Io sono bravo a tenerlo a mente. Sarà lo stesso per te, quando sentirai le mie mani sfilarti il vestito, signora Coletti?”

Stuzzica.

Bene, anch’io so giocare.

Ti avverto che, sotto, indosso la biancheria di pizzo bianco, quella con il perizoma” lo informo con voce melliflua.

Toglierò pure quella!” Afferma deciso, fregandosene.

Ridiamo insieme e ci salutiamo, tanto ho imboccato il viale che porta alla nostra villetta, ma non manchiamo di ripeterci Ti amo, prima di interrompere la chiamata.

É così da sette anni, da quando ci siamo conosciuti. Il tempo lontani sembra inaccettabile, abbiamo costantemente bisogno di ricercarci, rinnovando la nostra devozione a ogni occasione. La vita è sorprendente e imprevedibile, nessuno meglio di me lo sa, non si deve sprecare l’occasione di mostrare ai nostri cari quanto teniamo a loro.

Lui, Zeno. Il mio Zeno. Conoscendolo, ho subito avuto l’impressione di un ragazzo arrabbiato, incapace di gioire veramente delle cose. Lui aveva avuto tutto dalla vita, io poco, o niente. Eppure, la mia gioia l’aveva colpito come una secchiata d’acqua in piena faccia. Voleva capire cosa mi rendesse speciale e si era incollato a me per l’intero pomeriggio, nonostante io avessi fatto di tutto per metterlo alla prova, principalmente, mettendoci una vita per scegliere un libro dal robivecchi. Ma lui era rimasto lì, immobile e silenzioso, ad aspettarmi. Aspettare, sì. In tutta la nostra storia, mi ha sempre aspettata e inseguita, anche quando ho cercato di prendere le distanze, consapevole del fatto che lui avrebbe sofferto, quando sarebbe giunto il mio momento. Ma lui no, caparbio e insistente era sempre tornato, aveva continuato a inseguirmi e si era dimostrato il più maturo dei due. Mentre io mi sono limitata a nascondere la testa sotto la sabbia, lui ha ingoiato l’orgoglio, chiedendo aiuto al suo facoltoso padre, barattando la propria libertà con l’intervento che mi ha salvato la vita.

Varco il cancello e avanzo lentamente, per parcheggiare sul piazzale accanto all’ingresso, vicino alla BMW e alla sua moto; non rinuncerebbe mai a quella. Non è cambiato poi tanto neppure lui, il mio giovane teppista che voleva spaccare il mondo.

Eccolo, bello come il sole. Ha già abbandonato l’elegante completo da avvocato e sciolto il codino che usa per lavorare. Con i jeans sdruciti e la T-shirt bianca, i capelli d’oro fluenti sulle spalle, appare più affascinante che mai. Sono fortunata ad avere un cuore nuovo, l’altro avrebbe rischiato di fermarsi a ogni tuffo in quegli splendidi occhi azzurri.

Roteo le gambe, che il vestito arioso mi lascia scoperte, fuori dall’abitacolo, issandomi in piedi, per accoglierlo con un sorriso.

Ragazzo” ironizzo, riferendomi all’abbigliamento da uomo di fatica. “Potrebbe darmi una lavata alla macchina?”

Uh, ha giocato con il fango pure lei?” Mi approccia, alzando le sopracciglia con aria interrogativa in risposta alla mia frase sarcastica.

A dire il vero, è pulita, ma mi ispirava la visione dei muscoli sotto la maglietta bagnata.”

Capito” annuisce, tornando verso il muro della casa. “Anche a me piaci bagnata, signora Coletti!”

Non riesco a schivarmi dal getto gelato della pompa che ha afferrato velocemente.

Mi corre dietro, sempre schizzando acqua ovunque e ridiamo come pazzi. Pazzi e innamorati, come il giorno in cui ci siamo conosciuti: uno sfaticato in moto e una romantica sognatrice con i francescani ai piedi.

Ma le apparenze, spesso, sono ben lontane dalla realtà.

Zeno Coletti, non è solo il figlio di un importante avvocato e non è mai stato semplicemente un ragazzino viziato, incazzato con il mondo. É l’uomo che mi ha salvata, piegando la testa per seguire una strada che aveva sempre rifiutato, pur di permettermi di vivere.

Io non ero nulla: una giovanea senza famiglia e averi, che viveva ogni giorno come fosse un regalo. Non avrei mai raggiunto alcun obiettivo, non mi mancavano solo i mezzi: il tempo era il mio peggior nemico. Ero un vuoto a perdere.

Ma lui, il mio principe dalla scintillante armatura, in sella alla sua cavalcatura a due ruote, aveva combattuto per me, ottenendo che il padre investisse nella costosa operazione che poteva salvarmi la vita, in cambio della sua promessa di iscriversi alla facoltà di legge.

Gli era costato. Lui voleva dare un calcio a tutto e girare il mondo, ma poi ha conosciuto me e in pochi attimi, siamo stati travolti da un’onda che ha cambiato i nostri destini, intrecciando a doppio filo le nostre vite, in una fune impossibile da spezzare.

Ora siamo qui, bagnati fradici, a giocare con l’acqua come bambini, avvinghiandoci l’uno all’altro e unendoci in baci che vanno ben oltre la comune passione, come ogni nostro gesto verso l’altro. Anche Gioia, svegliata dalle grida, ride dal seggiolino dell’auto, agitando le manine paffute nel guardare i suoi genitori giocare come lei all’asilo.

Tremo, non tanto per il freddo, quanto per l’eccitazione che mi trasmette il sentire le sue mani attraverso la stoffa bagnata. Le sue labbra sono morbide e mi abbandono al bacio appassionato che mi scuote nel profondo. Con lui sono diventata donna e lo rammento ogni volta che mi bacia, lui solo è capace di far fremere il mio corpo e la mia mente, in un’armonia celestiale.

Sì, la vita è un dono e io questo dono lo apprezzo ogni minuto, vedendolo negli stessi occhi cristallini di mio marito e mia figlia.

Questo siamo noi, Aria e Zeno due mondi agli antipodi che il cielo ha fatto sfiorare in un afoso pomeriggio d’estate, creando il collasso dei nostri universi, sovrapponendoli e fissandoli tra loro. Per l’eternità.

(L’immagine che ho scelto per raffigurare i miei protagonisti è presa da One Tree Hill)

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Informazioni su calloflife

Sono un'autrice soft erotica tra fantasy e gender short stories. Potete trovare i miei racconti in ebook sulle principali piattaforme digitali.
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